Era il 1925 quando Mussolini con la legge 10/12/1925 n. 2277 istituiva a livello nazionale  l’ONMI, Opera Nazionale Maternità e Infanzia”.

La legge del 1925 pose tra gli scopi prioritari dell’ONMI la diffusione sia nelle famiglie che negli istituti “delle norme e dei metodi scientifici e d’igiene prenatale e infantile […] anche mediante l’istituzione di ambulatori per la sorveglianza e la cura delle donne gestanti specialmente in riguardo alla sifilide”, la lotta alla tubercolosi e la vigilanza su tutte le istituzioni pubbliche e private per l’assistenza e protezione della maternità e dell’infanzia.
La legge si proponeva esplicitamente di “provvedere alla protezione ed assistenza delle gestanti e delle madri bisognose o abbandonate, dei bambini, lattanti e divezzi fino al quinto anno di età, appartenenti a famiglie bisognose che non possono prestar loro tutte le necessarie cure per un razionale allevamento, dei fanciulli fisicamente o psichicamente anormali e dei minori materialmente o moralmente abbandonati”, oltre che di quelli traviati o delinquenti fino all’età di diciotto anni compiuti.
Altri scopi dell’ONMI erano incoraggiare il sorgere di scuole teorico-pratiche di puericultura; organizzare, in accordo con amministrazioni provinciali, consorzi antitubercolari provinciali, ufficiali sanitari e autorità scolastiche, l’opera di profilassi antitubercolare dell’infanzia; vigilare sull’applicazione delle disposizioni legislative e regolamentari in vigore per la protezione della maternità e dell’infanzia.

All’istituzione dell’ONMI seguì la costituzione di organi sanitari e di assistenza materiale quali i consultori pediatrici e ostetrico-ginecologici, i consultori prematrimoniali e matrimoniali, i refettori materni e gli asili nido, i dispensari di dermatologia sociale e i centri medico-psicopedagogici.
Dopo due leggi correttive della normativa precedente (legge 23 giugno 1927, n. 1168 recante concessioni di esenzioni fiscali e tributarie all’ONMI, e legge 5 gennaio 1928, n. 239 relativa alla conversione in legge del r.d.l. 21 ottobre 1926, n. 1904), la nuova legge 13 aprile 1933, n. 298 riorganizzò l’intero ente nazionale secondo le direttive impartite direttamente da Mussolini.

Era il 1932 quando a Mortara furono eseguiti i disegni per la costruzione del “Centro assistenza materna e infantile Emilia Bossi”.

Con Delibera n. 140 del 11 agosto 1932 il podestà di Mortara prendeva atto della lettera del Grand’Ufficiale Quinto Bossi “munifico donatore dell’Asilo Vittoria e nobilissima figura di cittadino per la ricchezza, frutto di una intelligente e tenace e generosa fatica”, così si legge nella Delibera. In questa lettera datata 20 giugno 1932 Quinto Bossi confermava di voler costruire e arredare a sue spese un Asilo Nido dei Bambini e richiedeva al Comune l’area occorrente per la suddetta costruzione. Così venne messa a disposizione l’area di 1400 metri quadrati di Via Vittorio Veneto, previa tombinatura del tratto di fossa civica che costeggiava il terreno.

In soli due anni di lavoro, su disegni dei progettisti Luciano Baldessari e Werner Daniel (quest’ultimo collaborò soltanto nella prima fase progettuale), poi modificati strada facendo, con l’impresa edile Paolo Comeglio e direttore lavori l’ing. Quinto Gregotti, nipote di Quinto Bossi, fu realizzata la Casa della Madre e del Bambino e fu dedicata, per volere di Quinto Bossi, alla figlia Emilia, rimasta vedova con sette figli per la morte prematura e tragica del marito Edoardo Gregotti nel 1914 in Norvegia.

L’edificio, in puro stile razionalista, racchiudeva due consultori: uno ostetrico e uno pediatrico, completamente attrezzati. Ed un asilo nido per l’assistenza dei bambini e lattanti, fino a una capacità di 35 bambini, con annesso refettorio. Insieme all’edificio della Scuola Elementare, l’Asilo di Via Vittorio Veneto rappresenta un simbolo della città in crescita, razionale e funzionale.

L’edificio negli anni è stato più volte rimaneggiato.

Era il 1975 quando in tutta Italia viene sciolta l’ONMI  e a Mortara con Delibera di Consiglio comunale n. 128, viene sciolta l’ONMI “per la realizzazione dell’asilo nido comunale”.

Era il 1990 quando si decise di ampliare l’asilo nido comunale con una struttura aggregata, per inglobarvi anche la Scuola Materna, l’attuale area di accoglienza della Biblioteca.

Era il 2010 quando si decise di trasformare l’area adibita a Asilo nido e Scuola Materna in Biblioteca, ma questa è storia recente…

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